Che bello AMP … ma così di Internet ne resterà soltanto uno: Google

Con la scusa di ottimizzare e velocizzare i siti web per i dispositivi mobili, che sono ormai la principale sorgente di traffico di Internet, Google si tira dentro i loro server mezzo Internet con la sua nuova piattaforma AMP, ma se volessimo uscirne (o non entrarvi affatto) questo sarà difficile e, per molti, impossibile!

1 – Premessa tecnica (saltate al punto 2 se vi annoia, ma qui serve)

Oggi, il flusso delle connessioni nell’Internet si origina maggiormente da dispositivi fissi, ma molti grandi provider si dedicano a soluzioni per i dispositivi mobili come smartphone e tablet, rispetto ai tradizionali PC fissi e portatili che restano spesso sulla scrivania (il famoso “desktop”). Una grande porzione di traffico Internet è ancora oggi di tipo aziendale, che genera la maggior intensità di utilizzo della banda disponibile mentre è il numero di abbonamenti di tipo mobile che supera, invece, quello dei contratti di tipo fisso/residenziale (1).

Proprio per ottimizzare la banda di comunicazione verso i dispositivi mobili, Google introduce la piattaforma AMP (2) con la quale il contenuto di un sito attivato AMP è copiato sui propri server; da qui se ne fruirà ESCLUSIVAMENTE tramite linea di connessione dedicata, una CDN ad altissima velocità, se l’accesso avverrà da dispositivo mobile (questa ottimizzazione, che sembrerebbe preferenziale solo per i siti a maggior trafffico, è disponibile per tutti i siti). Il risultato è che il contenuto sul sito originale potrà essere acceduto solo da dispositivi fissi (ma ormai moltissimi utenti privati non hanno mai avuto un PC fisso) in quanto la piattaforma avrà sempre modo di identificare se si sta accedendo o meno da un dispositivo mobile tramite il programma di navigazione usato (le ultime 2 versioni di Chrome, Safari, Edge, Firefox, Opera; AMP non è supportato, invece, per altri browser meno usati o per browser emergenti come Brave).

C’è anche lo scopo di limitare l’uso del Java Script in quanto AMP predispone già, in un unico passaggio, tutto il layout HTML della pagina (il JS e stato sviluppato per far lavorare la CPU del dispositivo e, quindi, non caricare eccessivamente i server web). La pagina viene così scaricata già disegnata e pronta per la visualizzazione (anche i riquadri dei collegmaenti a YouTube, i Tweet incorporati, le pagine Facebkk, ecc. sono gestiti PRIMA di esser visualizzati e, addirittura, PRIMA di saperne il contenuto, si prepara già il riquadro contenitore!

Tutto molto bello! Ma … la domanda sorge spontanea …

2 – Qual è lo scopo di tutto ciò?

Possibile che in Google si siano decisi a “regalare” così tanta banda e così tanta potenza di elaborazione (oltre al carico di sviluppare una nuova tecnologia da distribuire libera ed aperta a tutti) con il solo nobile scopo di fornire un simile servizio?

No. Io, personalmente, non credo che un simile sforzo tecnico ed economico sia fine a se stesso; occorre un fortissimo ritorno economico per sostenere tuto ciò, che potrebbe scaturire da:

  1. Aumento introiti pubblicitari.
  2. Controllo traffico pubblicitario esistente (con la difficoltà, di sicuro tecnica, ma superabile, vuoi commerciale, per inserire contenuti provenienti da altri gestori oltre Google).
  3. Evitare il blocco delle pubblicità (tramite AD Blocker vari o specifici browser anti pubblicità come Brave)
  4. Controllo dei contenuti (leggasi CENSURA) con gli STATI che dovranno rivolgersi a GOOGLE per applicare le loro leggi; risultato: non servirà agire su migliaia di provider: basterà avere l’OK da Google e Facebook.

3 – Conclusione: poi non dite che non ve lo avevamo detto!


Note:

1 – ITU: Measuring the Information Society Report 2016, pag. 134 e nota 34 a pag. 167: Of the 25 countries (16 developing and nine developed) that reported mobile and fixed Internet data traffic in the period 2013-2014, 80 per cent reported more fixed-broadband Internet traffic than mobile-broadband Internet traffic, despite the fact that in all of them there were more mobile-broadband subscriptions than fixed-broadband subscription.

2 – The Accelerated Mobile Pages (AMP) Project is an open source initiative that embodies the vision that publishers can create mobile optimized content once and have it load instantly everywhere.

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