Minorenni, alla larga dai Social Network! Lo dice il GDPR dell’unione Europea e lo confermerà il Governo Italiano.

Nel Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati personali n. 679/2016[1], in inglese General Data Protection Regulation, abbreviato GDPR, entrato in vigore il 25 maggio 2018, è presente un articolo dedicato proprio ai minori:

Articolo 8

Condizioni applicabili al consenso dei minori in relazione ai servizi della società dell’informazione

 1.Qualora si applichi l’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale.

Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.

Perciò, per la legge, il trattamento dei dati personali dei minori (e quindi l’erogazione dei servizi ai minori che devono fornire i loro dati personali) è lecito solo al di sopra dei 16 anni; al di sotto occorre il consenso autorizzato solo da chi ne ha la responsabilità genitoriale. In Italia il Governo sta approntando un decreto legislativo delegato[2] che, al momento, non si dovrebbe avvalere della possibilità di abbassarlo un po’, come in un primo momento si pensava, a 14 anni, ma mantiene il limite dei 16 anni e specifica che sarà necessaria la massima chiarezza, semplicità e comprensibilità del testo dell’informativa apposita per i minori:

Art. 2-quinquies

(Consenso del minore in relazione ai servizi della società dell’informazione)

  1. Al consenso del minore al trattamento dei propri dati personali, in relazione ai servizi della società dell’informazione, si applicano le condizioni di cui all’articolo 8, paragrafo 1, del Regolamento. In relazione a tali servizi, il trattamento dei dati personali del minore di età inferiore a sedici anni, fondato sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), del Regolamento, è lecito a condizione che sia prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale.

  2. In relazione all’offerta diretta ai minori dei servizi di cui al comma 1, il titolare del trattamento redige con linguaggio particolarmente chiaro e semplice, facilmente accessibile e comprensibile dal minore, le informazioni e le comunicazioni relative al trattamento che lo riguardi.

Il decreto italiano non è definitivo ma quello che è certo è che le punizioni per i gestori di contenuti che non lo rispettassero saranno salatissime, anche dell’ordine dei milioni di euro! E, forse in eccesso, il decreto italiano sta prevedendo anche il reato penale[3], non presente, invece, nel Regolamento Europeo GDPR.

 

[1] – https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue

[2] – http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0022.pdf&leg=XVIII

[3]  – https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/nuovo-schema-di-decreto-gdpr-che-cambia-soggetti-designati-poteri-del-garante-sanzioni/#I_casi_che_prevedono_sanzioni_pesanti

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  1. Pingback: Perché i minorenni dovrebbero stare alla larga dai social network e da Facebook – ing. Lorenzo Boccanera

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