Il Nuovo Facebook Mondiale di Zuckerberg: l’in-dividuo non esisterà più!

E poi un giorno non dite che il fondatore di Facebook non lo avesse detto o che non avevate capito a cosa stesse puntando!
6000 parole chiarissime in un programma POLITICO per una Nuova Umanità (e forse la conquista del potere alla Casa Bianca); altro che informatica per il business ed il social network.

Il proclama contro l’in-dividuo

Con il suo recente proclama del 16 febbraio 2017 sul futuro di Facebook: “Building Global Community”, Mark Zuckerberg ci fa sapere che il sito, nato da una rimpatriata di amici universitari dei tempi del college, non sarà più il social network di oggi che mira a far guadagni dalle sponsorizzazioni dei propri contenuti; no! L’in-dividuo non sarà più il sggetto in-divisibile che costituisce la società, ma solo un elemento spezzato e reso impotente dall’opera di demolizione del suo ruolo di uomo se maschio e donna se femmina, della struttura familiare naturale e di abbattimento delle naturali relazioni umane. conterà solo “la comunità”. Ma quale?

Per capire dove sta puntando basta leggere la domanda iniziale del proclama:

“Are we building the world we all want?”
( Stiamo costruendo il mondo che tutti noi vogliamo? )

e la risposta, una dichiarazione di guerra all’individuo, proclamata dal balcone del progresso di Facebook:

“Progress now requires humanity coming together not just as cities or nations, but also as a global community.”
(Il progresso richiede che ora l’umanità si riunisca insieme non solo come città o nazioni, ma anche come una comunità globale.)

Per meglio comprendere basterà, semplicemente, sostituire il “we all” (tutti noi) con “me” (io, me, Mark Zuckerberg o MZ) e “Progress” (il progresso) con L’ELITE AL POTERE, nella quale elite MZ vuole entrare a pieno titolo.

Analizziamo anche “Progress now requires” (il progresso RICHIEDE ora), procedendo per assurdo: se il progresso “richiedesse” che ora diventassimo tutti schiavi (come se non bastasse la situazione già attuale di dipendenza dall’economia dei meno abbienti e dalla tecnologica di più o meno tutti), questa “richiesta” sarebbe da accogliersi così, su due piedi? E questo anche (o solo) perché ce lo dice MZ? Mi suona tanto come il famoso “Ce lo chiede l’Europa.”! Certo, anche Jovanotti avrebbe potuto scrivere una frase simile; oppure gliel’hanno suggerita in qualche riunione un po’ riservata … chissà? (video)

E dal richiamo “… l’umanità si riunisca insieme non solo come città o nazioni, ma anche come una comunità globale.” possiamo togliere “anche” ed inserire “solo”, perché quello che importa è solo la comunità globale; per cui l’individuo, pur pagando per accedere alla comunità, non conterà più nulla; e diminuirà anche il valore delle sue strutture: le città e lo stato (soggetti già oggi indeboliti dalle nuove sovrastrutture: EU, ONU, NATO, ecc). Del resto, pur pagando con tempo, lavoro, sudore e soldi, le tasse allo stato, l’individuo già oggi conta più poco!

Non è così? Beh, tutto lo sviluppo del MANIFESTO nei 5 punti successivi ha SOLO una parola in comune: COMMUNITY, per cui si potrebbe dire, parafrasando il noto detto di Boniperti: Che l’individuo partecipi è importante, ma la comunità è l’unica cosa che conta!

Com’è umano Zuckerberg!

MZ propone di fare di FB lo strumento per far raggiungere all’umanità (si, proprio “humanity” ha scritto) una comunità solidale, sicura, informata, civicamente impegnata, inclusiva. Tra poco ci manca l’istituzione di un rito religioso e saremo arrivati al culto di FB (da chiamare che ne so: “communitesimo” o “Facebookism”). Bello! Peccato però che si percepisca una strana e contraria percezione a questo manifesto non appena ci si imbatta negli Standard della Comunità di Facebook, da cui propongo il commento ufficiale:

“Gli Standard della comunità di Facebook sono semplici ma importanti e riguardano tutto ciò che è permesso su Facebook e ciò che non lo è.”

Analizziamo il PROCLAMA

1 – supportive communities (comunità solidali)

“How do we help people build supportive communities that strengthen traditional institutions in a world where membership in these institutions is declining?”
(Come aiutiamo le persone a costruire comunità solidali che rafforzino le istituzioni tradizionali in un mondo dove l’appartenenza in queste istituzioni è in declino?)

Ma sappiamo, ad esempio, che la BESTEMMIA su FB è CONSENTITA perché, sempre secondo gli Standard della Comunità di Facebook che recitano: “Facebook rimuove i contenuti che incitano all’odio, compresi quelli che attaccano direttamente una persona o un gruppo di persone in base a: razza; etnia; nazionalità di origine; affiliazione religiosa; orientamento sessuale; sesso; disabilità o malattia.”, ci sono persino gruppi più o meno segreti di bestemmiatori indisturbati da FB e anche le singole bestemmie nei commenti ai post, seppur segnalate, non costituiscono motivo di rimozione del post nè di blocco dell’utente, cosa si rafforzerebbe così? Nulla!

2 – safe community (comunità sicura)

“How do we help people build a safe community that prevents harm, helps during crises and rebuilds afterwards in a world where anyone across the world can affect us?”
Come aiutiamo le persone a costruire una comunità sicura che prevenga il danno, aiuti durante le crisi e ricostruisca in seguito un mondo dove ognuno attraverso il mondo possa avere a che fare con noi?

Al contrario: se non la pensi secondo i gusti degli altri, ti SEGNALANO e cancellano i tuoi messaggi, anche e soprattutto perché se quello che scrivi è vero, spesso quando si denunciano gli attacchi alla vita, alla famiglia, alla salute, ma da fastidio a parecchie persone, evidentemente! Si veda la sospensione per 30 giorni del profilo di Silvana De Mari, una dottoressa che ha “osato” far sapere delle conseguenze dei comportamente isessualmente disordinati. Dove sarebbe qui la prevenzione del danno? Forse ci sarà una qualche nuova procedura che prevederà, come riporta La Stampa, che si possa chiedere la radiazione dall’albo dei dottori tramite una “petizione che sta spopolando su Facebook”?

Oppure penso al mio amico Alessandro Benigni che, solo per aver detto quello che pensa, cosa già di per sé possibile per libertà e coscienza personale, se non per via dell’Art. 21 della Costituzione Italiana, si è visto ripetutamente bloccare il profilo FB, fino ad una sequenza di più blocchi da 30 giorni consecutivi! Ora egli deve ricorrere al suo sito personale per dire quello che pensa perché in questa bellissima Community non gli è permesso! Allora io penso che le ferite alla libertà di espressione, a volte, se non spesso, possono fare molto più male di quelle corporee!

Recentemente, poi, è stato raggiunto l’assurdo: la BBC ha notificato a FB la presenza di 100 foto con abusi o molestie su minori e bambini e la presenza di 5 soggetti molestatori che non potevano più registrarsi al social network ma dopo aver rimosso solo una minima parte delle foto (solo 18 su 100), perché evidentemente il tanto vantato sistema di gestione degli standard della comunità non sembra aver ben funzionato e, addirittura, FB ha denunciato la BBC per quelle foto su FB! E sul sito ufficiale della BBC risulta anche che Facebook NON abbia ancora bloccato i profili dei molestatori!

3 – informed community (comunità informata)

“How do we help people build an informed community that exposes us to new ideas and builds common understanding in a world where every person has a voice?”
Come aiutiamo le persone a costruire una comunità informata che ci esponga alle nuove idee e costruisca una comprensione comune in un mondo dove ogni persona ha una voce?

ECCO: si deve andare proprio verso una COMPRENSIONE COMUNE, cioè di dichara platealmente che occorre un PENSIERO UNICO! Qui MZ è preoccupatissimo, perché oggi c’è un mondo dove, perbacco, OGNI PERSONA, pensate un po’, HA UNA VOCE! Sapete, questa cosa che ognuno possa far sentire la sua voce, mi sembra si chiami democrazia!

4 – civically-engaged community (comunità impegnata civilmente)

How do we help people build a civically-engaged community in a world where participation in voting sometimes includes less than half our population?
Come aiutiamo le persone a costruire una comunità impegnata civilmente in un mondo dove la partecipazione al voto a volte raggiunge meno della metà della nostra popolazione?

I famosi Diritti Civili, ci siete, sì? Eccoli! E siccome con la vittoria “imprevista” di Trump è andata male ad Hillary e al suo gruppo di amici e si è poi scoperto che molti di quelli scesi “spontaneamente” a protestare, una volta intervistati, abbiano anche candidamente ammesso di NON ESSERE ANDATI A VOTARE, occorre, che l’individuo (qui serve il suo voto!) vada a votare e sarà FB (magari con un AVVISO sull’APP di FB che dirà qualcosa del tipo: “Ehi! Dal tuo profilo si vede chiaramente sei per i diritti civili e, dalla tua posizione, abbiamo visto che non sei stato ancora GEOLOCALIZZATO in nessun SEGGIO: cosa stai aspettando? VOTA! Te lo chiede FB!”

E non è uno scherzo: quelli che non hanno votato, PRIMA, hanno protestato DOPO, anche facendo danni!

“KGW compiled a list of the 112 people arrested by the Portland Police Bureau during recent protests. Those names and ages, provided by police, were then compared to state voter logs by Multnomah County Elections officials.
Records show 39 of the protesters arrested were registered in the state but didn’t return a ballot for the November 8 election. Thirty-five of the demonstrators taken into custody weren’t registered to vote in Oregon.”

Cioè: Su 112 arrestati nei disordini di Portland (Oregon), 39 erano registrati al voto in Oregon, ma NON HANNO VOTATO. Già veder protestare un 35% di non votanti suona assurdo, ma se consideriamo che tra gli arrestati ce ne erano trentacinque non residenti in Oregon, si arriva a 39 + 35 = 74 per cui il 66% degli arrestati non avevano nulla a che vedere col risultato del voto per cui stavano protestando! Salvo procurare 1 milione di dollari di danni! Ah, quanto ci costa essere impegnati per i diritti civili!

5 – inclusive community (comunità inclusiva)

“How do we help people build an inclusive community that reflects our collective values and common humanity from local to global levels, spanning cultures, nations and regions in a world with few examples of global communities?”
Come aiutiamo le persone a costruire una comunità inclusiva che rifletta i nostri valori collettivi e la comune umanità dal livello locale al livello globale, attraverso le culture, nazioni e regioni in un mondo con pochi esempi di comunità globali?

Inclusiva? Ma se basta che uno la pensi diversamente dal Pensiero Unico Obbligatorio che ti segnalano in massa e sei bannato per 1, 7, 30 giorni! Se pensiamo che parlare e trascrivere il proprio pensiero su FB sia un proprio diritto, ci sbagliamo; in pochi clic buttano fuori chiunque non sia in linea con gli Standard della Comunità di Facebook!

Il MANIFESTO politico

Per cui questo è un MANIFESTO POLITICO; sì avete capito bene; e se non ci credete la parola MANIFESTO è pure nel link che la CNN (http://money.cnn.com/2017/02/16/technology/mark-zuckerberg-manifesto) ha usato per il suo articolo in cui ci informa della notizia, senza che la parola “manifesto” sia nel titolo.

Ora, per chi mastica solo un poco di web moderno e di siti blog alla WordPress o Joomla, per intendersi, tutti sapranno che occorre che le parole usate nel TITOLO dell’articolo che si va a pubblicare siano PAROLE CHIAVE dell’articolo stesso e che siano USATE NEL LINK per ottenere un ottimo piazzamento nei motori di ricerca. Ebbene, a scapito di non risultare gradito a Google, in questo post della CNN non si è usato questo criterio!

“Mark Zuckerberg’s plan to save the world … with Facebook” è il titolo e “mark-zuckerberg-manifesto” è il link, per cui, tolto il nome e cognome del fondatore, rimane che “plan to save the world … with Facebook” = “MANIFESTO”, cioè: “il piano per salvare il mondo … con Facebook!”

I precedenti storici

Mi chiedo poi se certe pretese siano comuni ai capitani d’impresa tecnologica USA, perché MZ mi sembra un emulo di quel Bill Gates che tentò (fortunatamente fallendo) la conquista della rete Internet con il suo Microsoft Network (MSN) tramite una rete di connettività DISGIUNTA da Internet, creando punti di accesso via modem (era il 1995) in tutto il globo, sfruttando il lancio di Windows 95 nel quale erano predisposta, per ogni nazione al mondo, la connessione ai numeri telefonici dei modem di MSN (in Italia erano su Milano e su Roma) tramite i quali NON si poteva poi accedere ad Internet, ma solo alla RETE PRIVATA MSN; solo le proteste di chi aveva sottoscritto l’abbonamento e che però VOLEVA anche ACCEDERE AD INTERNET, oltre al leggero ritardo sui tempi, fece naufragare l’impresa.

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