Meglio un marchigiano fuori dalla porta … che un morto in casa!

Qui non parleremo del terremoto in se, ma del senso della vita.

Oggi a Tolentino (MC) gli studenti di elementari e medie sono tornati a scuola; pochissime attività si sono fermate; ci vorrà molto tempo ed occorrerà molto lavoro per ripristinare case, chiese e musei inagibili; il turismo ne risentirà parecchio; i negozianti e le attività stenteranno a tornare a pieno regime; ma meglio così, vista la tremenda scossa, che un bilancio di ulteriori vite perse con il primo sisma del 24 agosto. Si vede che qualcosa, stavolta, ha funzionato.

basilica_san_nicola_da_tolentino_sismaQual è il messaggio che il terremoto mi ha lasciato

Consideriamo che proprio nei pochi giorni tra il 26 ottobre e la mattina del 30 sono state sgomberate proprio le case più pericolanti e che più mettevano a rischio la vita delle persone; ed è la sacralità della vita che ha spinto a questo. Nonostante molti abbiano detto che sono troppi gli edifici che non hanno retto questo immenso collaudo sismico, nonostante qualcuno ha detto che in certe zone occorresse costruire meglio (o forse non costruire affatto), il 30 ottobre non c’è stata perdita di vite umane e nessuno si è ferito gravemente sotto le macerie. Per me è un miracolo! Avvenuto anche con la protezione dei santi, in primis San Nicola e San Catervo, che a Tolentino riposano da tempo e anche chiese a loro dedicate sono state danneggiate. Si può quindi rovesciare quel proverbio (legato all’affidabilità dei marchigiani spesso incaricati dallo Stato Pontifico di riscuotere le tasse) che recitava:

Meglio un morto in casa che un marchigiano fuori dalla porta!

e possiamo ben dire:

Meglio un marchigiano fuori dalla porta che un morto in casa!

terremoto_crepa_finestraCerto, molti hanno la propria abitazione danneggiata ed inagibile e si sono spostati sulla costa o sono nei centri di accoglienza; occorrono lunghi andirivieni per recuperare effetti personali, seguire le pratiche, risentire le scosse di assestamento e sperare che “quello grosso sia passato”. Chi ha la casa agibile, ma danneggiata, sa che dovrà ripararla a proprie spese. Ed ingegneri, architetti, geometri e tantissimi altri tecnici volontari e funzionari stanno continuando a fare quanti più sopralluoghi possibile e il personale del nostro Comune, il più popoloso fra tutti quelli colpiti, sta facendo il massimo con la collaborazione dei vigili del Fuoco, della Protezione Civile e di tanti volontari giunti da fuori e con aiuti che provengono da tutta Italia. Questo è il da farsi nell’emergenza. Ora, però, tutti hanno ripreso contatto con i parenti, gli amici, i colleghi, gli insegnati, il prete e i catechisti dei figli. Poi? Sembrerà banale, ma forse prima del sisma c’erano tante cose scontate e nessuno ci faceva più caso; e la banalità spesso fa più danni di tante altre cose e si ignoravano le cose più importanti; la vita innanzitutto.

Cosa fare per il futuro? Pensare alla VITA, appunto!

Questa catastrofe, che in questo ultimo episodio non ha fatto vittime, è stata diversa da tante altre catastrofi non nautrali, invece, come le guerre e l’aborto, che mietono vittime in continuazione; ma tali catastrofi sono state quasi banalizzate; eppure solo ora ci si accorge di quanto valga una vita: quando la tragedia ci sfiora mettendola a rischio, la vita, appunto!

E dato che è anche successo che l’ospedale di Tolentino sia inagibile e la comunità e le autorità ne candidano la sostituzione con il nuovo Opedale Unico, ora, che fare? E cosa NON fare? Sarà difficile impedire le guerre così lontane ma, qui vicino, se vogliamo che i nostri cittadini si impegnino per qualcuno e per il futuro, c’è da pensare solo ai figli. Senza figli non c’è futuro. Anche questo è banale, ma oggi le famiglie hanno sempre meno filgi e quindi: chi si sentirà veramente impegnato a ricostruire o a riparare quanto ha perso se non per dei figli? Non sono sicuro, infatti, che passata l’emergenza, tutti vorranno impegnarsi. Cosa vogliamo ricostruire? Cucce per gli animali?

Pensiamoci due volte: prima di riprendere quella orribile pratica dell’aborto, abbiamo bisogno di una nuova generazione che dovrà seguirci per completare la ricostruzione del nostro paese; in questi tempi di calo delle nascite nessuno avrà voglia di ricostruire senza dei figli a cui affidare un riparo sicuro; non pensiamo più a rinunciare alla vita e quindi, educhiamo la nuova generazione alla vita, facciamo più figli e, se avremo dei figli “indesiderati”, lasciamoli nascere, affidiamoli tramite il Parto in Anonimato o chiamiamo il Centro per l’aiuto alla Vita più vicino. Il miracolo l’abbiamo già ottenuto; rispondiamo con un altro miracolo, quello della vita:

Meglio un marchigiano fuori dalla porta (della casa della madre, ma vivo) che un morto in casa (cioè in grembo!)

La mia proposta

Faccio allora un appello finale al Comune di Tolentino (che spero di poter argomentare meglio con un nuovo articolo più completo): per favore, dato lo scampato pericolo di questo evento grazie anche ai nostri Santi Protettori, ne aggiungiamo un altro? San Giovanni Paolo II. Per cui propongo di dedicare quei giardini nel centro città, frequentati proprio dalla nuova generazione, quella che vivrà più a lungo il post-terremoto, non più a John Lennon e alla sua Imagine, ma a Johannes Paulus II e alla sua enciclica EVANGELIUM VITAE. Ringrazieremo così: cambiando un inno alla morte spirituale con un inno alla vita vera in tutti i sensi!

Grazie.

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